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La soglia dell’attenzione sta davvero calando? (o è la qualità dei contenuti il problema)

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In breve

La soglia dell’attenzione non sta necessariamente diminuendo: il vero problema è la quantità di contenuti di scarso valore. Le persone non sono meno attente, ma più selettive su ciò che meritano di guardare. Oggi, più che catturare l’attenzione, conta creare contenuti che valgano davvero il tempo di chi li consuma.

La soglia dell’attenzione sta calando drastica… toh guarda, una farfalla!

Ogni anno è sempre più comune imbattersi in articoli di approfondimento sul tema della soglia dell’attenzione delle persone. Esattamente come questo articolo. È un tema molto caldo tra chi fa comunicazione, data la difficoltà tendenzialmente elevata di trasmettere un concetto complesso nel tempo di un caffè (ristretto).

Generalmente, i titoli di questi articoli sono ricchi di allarmismo: “La soglia dell’attenzione è calata di due terzi in 20 anni”, oppure “La nostra memoria a breve termine è peggiore di quella di un pesce rosso”, e via discorrendo. L’argomentazione è ancor più comune quando si parla di social network.

Ganci visivi, frasi brevi ed altre splendide creature.

Proprio a fronte di tutti questi articoli e dibattiti, quante volte è capitato a chi realizza contenuti di qualsiasi tipo di pensare: “devo catturare l’attenzione nei primi tre secondi!”, “la gente è poco attenta, devo usare un gancio visivo forte”, “meglio spezzare questa frase in due periodi, così è più comprensibile se letta distrattamente”. Tutti ragionamenti sensati sulla carta. Ma siamo sicuri che il problema sia sempre l’attenzione delle persone?

In principio era il blog.

Si può dire, semplificando, che la prima forma di comunicazione comparabile, nella forma e nella funzione, a quella che oggi svolgiamo sui social network, siano gli articoli di blog. Con il blog, bisognava pubblicare quanto meno un articolo al mese per rimanere sul pezzo. Poi fu la volta di Facebook, strumento potentissimo per avvicinare i brand alle persone, e un post a settimana sembrava ragionevole. Con l’avvento di Instagram, non era efficace pubblicare meno di tre volte a settimana. E da quando abbiamo aperto le porte a TikTok, ogni giorno bisogna battere il ferro.

La gente non compra 1.000 volte al giorno

Così, ci ritroviamo ogni giorno sommersi da migliaia di contenuti. Si stima che, in media, le persone spendano 1 ora al giorno su TikTok. Il tempo di visualizzazione medio di un video di TikTok, stando ad uno studio del 2024, è di circa 3,33 secondi. Questo significa che, in media vengono, ognuno di noi guarda 1.080 video al giorno, solo su TikTok.

Sembra una domanda difficilissima da soddisfare, eppure siamo bravissimi a sfornare molti più contenuti di quanto le persone siano in grado di guardarne. E dove la quantità abbonda, a pagarne le conseguenze è la qualità.

Proprio qui si pone il grande dubbio: siamo sicuri che la gente scrolli nel giro di tre secondi il video solo perché è poco attenta, o magari il problema è che la stragrande maggioranza dei contenuti non vale la pena di essere guardata fino in fondo?

I conti della serva

Piccolo compito per casa: prendetevi un’ora e guardate i vostri social come fate normalmente quando siete seduti sul water, ma facendo il piccolo sforzo di appuntare, per ogni video, se avessero un minimo di valore per voi oppure no. Alla fine dell’esercizio, potrebbe esserci la risposta alla domanda che ci siamo posti sopra.

Forse è solo un ragionamento sconnesso che vuole cercare di giustificare una delle tante cose che stanno andando a rotoli nel genere umano. Eppure, sono tanti i canali e le pagine di grandissimo successo che pubblicano video anche di mezz’ora, e collezionano visualizzazioni altissime e watchtime lunghissimi. Instagram allunga la durata dei Reels a tre minuti, TikTok la allunga a dieci e YouTube non è mai stata così viva come piattaforma. E guarda caso le pagine che riescono a crescere in maniera importante e costante con contenuti anche molto lunghi,

offrono sempre contenuti che danno informazioni realmente utili, spunti importanti, prospettive nuove.

Allora, forse, non avrebbe più senso guardarsi allo specchio e convincersi che no, forse l’ennesimo meme su Sanremo per la mia ditta che produce scaldabagni, non è così importante? Dedicando magari del tempo a realizzare contenuti che valga la pena guardare. Contenuti per cui non serva parlare a monosillabi o saltellare davanti alla telecamera nei primi tre secondi.

Fare meno, fare meglio. 

FAQ su questo argomento

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